5-2-19 assemblea celebr-trabzon

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Omelia del vescovo Paolo Bizzeti per la Celebrazione Eucaristica del tredicesimo  anniversario dell’assassinio di don Andrea Santoro.

Il profeta Isaia si trova in un luogo ordinario, il tempio, accessibile a tutti, durante l’offerta dell’incenso: Isaia è stato sorteggiato per questo gesto particolare, come accadrà a Zaccaria, padre di Giovanni Battista (Lc.1,8ss). Il fumo di cui si parla (v. 4) è quello dell’incenso. I seraphim (serafini) sono le statuette di serpenti alati che adornavano l’arca dell’alleanza (il baule dove erano conservati gli oggetti che avevano segnato il cammino dell’esodo: la manna, il bastone fiorito, le tavole della legge data da Dio sul Sinai). I serafini cantano lo stesso canto che risuonava nel tempio: Dio è il tre volte Santo! Quindi non si racconta un’esperienza “mistica” riservata a pochi privilegiati, ma un’esperienza che chiunque può fare mettendosi in preghiera nella casa di Dio. Isaia, durante la liturgia, si rende conto che Dio abita il tempio e che la Sua gloria – cioè il peso sociale e l’influenza che una persona ha e può esercitare – abita tutta la terra. Dio dunque non è lontano e non è estraneo alla storia degli uomini: Egli ha una reale signoria che raggiunge ogni angolo della terra e le schiere celesti (seba’ot) ovvero gli astri. Ha quindi un potere cosmico e storico.

Isaia nel momento in cui prende coscienza che Dio è in mezzo a noi ed è il Signore dell’universo e della storia, si rende anche conto di essere un peccatore in mezzo ad un popolo di peccatori. Ma Dio è capace di perdonare e quindi Isaia non ha motivo di fuggire o di spaventarsi. La Parola divina infatti, nei testi profetici, è assimilata al fuoco che purifica i metalli separando le scorie dal metallo prezioso.

Perdonato da Dio, il profeta finalmente si offre per aiutare il Signore nel salvare il suo popolo e il mondo.

Tutti questi elementi ritornano nel brano del Vangelo di Luca: nella vita ordinaria, fatta spesso di fatica senza risultati, la Parola del Signore apre nuove prospettive mostrando che ci può essere un bel risultato se si segue la sua Parola. A questo punto Pietro si riconosce peccatore e vorrebbe fuggire. Ma proprio perché ha preso coscienza di essere un peccatore, può finalmente cambiare modo di vivere e invece di tirar fuori i pesci dall’acqua facendoli morire, deve tirar fuori gli uomini che stanno per annegare facendoli vivere. Dall’essere al servizio della morte al servire la vita. È questa la volontà del Signore anche per ciascuno di noi. La vera umiltà non consiste nel dire: “sono un incapace, un peccatore”, ma nel fidarsi della Parola di Dio, collaborando con Lui che vuole che tutti gli uomini siano salvi.

Questo è quanto ha fatto don Andrea Santoro, che ha messo la sua vita nelle mani del Signore e durante il suo ministero ha cercato di tirar fuori le persone dalle situazioni negative in cui vivevano.

Anche a lui, come a Pietro, il Signore ha detto: « Prendi il largo ». Per questo è venuto in Turchia!

Nella nostra chiesa occidentale invece di prendere il largo, si finisce per chiudersi sempre più nel proprio ghetto. Purtroppo infatti assistiamo allo scandalo di tanti cristiani italiani ed europei che vogliono far annegare la gente nel Mediterraneo invece di farsi pescatori di uomini che fuggono dalla morte.

Nella nostra chiesa occidentale si è perso il senso missionario, prendendo come scusa che c’è tanto bisogno anche da noi, mentre potremo rinnovare le nostra vita cristiana solo se « prendiamo il largo », obbedendo al comando di Gesù. Altrimenti potremo anche faticare tutta la notte, ma non prenderemo nulla.

Nelle nostre chiese orientali spesso ci si limita a celebrare delle liturgie senza fare una vera formazione dei laici e senza prendere il largo andando a servire il popolo di Dio dove è necessario.

Fratelli, sorelle, la vera religione è una sola, come dice s. Giacomo (1,27): « Una religione pura e senza macchia davanti a Dio nostro Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puri da questo mondo ».

Il signore ci aiuti perciò a seguire Isaia, Pietro, don Andrea, pur sapendo le difficoltà a cui si va incontro (Isaia 6,9). Meglio morire per il Signore e i fratelli che vivacchiare egoisticamente e finire nell’abisso dove sarà pianto e stridore di denti.

(V Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) – Trabzon 10 febbraio 2019)

 

 

 

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