don Andrea scrive una sintesi dell’incontro avvenuto tra gli operatori dell’Anatolia dopo pochi mesi giunto lì come fidei donum. Emerge il suo entusiasmo, la sua gioia, il suo pensiero sull’Unità e la Diversità.

Martedi santo 10 aprile a Iskenderun abbiamo avuto la riunione di tutti gli operatori pastorali dell’A­natolia: sacerdoti, suore, consacrati, laici. E’ stato bellissimo. Ognuno è venuto con il suo pez­zo di Turchia nel cuore, con la gente tra cui vive bene attaccata alla propria anima. Ognuno ha porta­to con sé i propri pensieri, le proprie preoccupazioni, i propri progetti. Anche i propri difetti e tutto il pro­prio modo di fare e di essere. Man mano che stavamo insieme e si parlava o si pregava, si vede­va af­fiorare da ognuno la propria passione per questa terra, il fuoco, come diceva Gesù, che brucia nel cuore di ognuno. Il tempo non è stato molto. Volavano spezzoni di confidenze e di racconti, bat­tute di spirito e frasi scherzose, riferimenti cifrati a fatti e persone ma ben comprensibili agli addetti. L’occa­sione di questo incontro è stata la messa crismale del vescovo (celebrata il martedì per dare modo a tutti di raggiungere la propria “stazione” per giovedì santo). Prima della messa c’è stato un breve in­contro con il vescovo, fatto di incoraggiamenti, di esortazioni, di auguri, di partecipazione di alcuni problemi della diocesi. Poi ci si è divisi in due gruppi: da una parte i sacerdoti dall’altra le suore e i laici. Noi preti abbiamo espresso la necessità di incontri periodici regolari tra noi in vista di un vero e proprio consiglio presbiterale. Questi incontri permetterebbero una consultazione e una disamina dei problemi più urgenti, utile al vescovo e a noi per attenerci con chiarezza e fedeltà ad eventuali orientamenti o decisioni prese. Permetterebbero un cammino comune della diocesi, pur la­sciando allo Spirito Santo una pluralità di doni e di carismi per la crescita delle nostre comunità. Permettereb­bero una fraternità spirituale, una presa a carico di tutti da parte di ognuno, una cono­scenza delle per­sone e della loro storia. Permetterebbero un atto maggiore di amore per questa ter­ra, per la chiesa e il popolo di questa terra, un discernimento più responsabile delle sue necessità, una risposta più chiara a quello che Dio vuole da noi…

Abbiamo poi celebrato la messa crismale: sono stati consacrati gli olii per il battesimo, la conferma­zione e l’unzione degli infermi, simbolo dell’unità sacramentale della chiesa attorno allo stesso ve­scovo, e i presbiteri presenti hanno rinnovato le promesse della loro ordinazione sacerdotale (servire il popolo di Dio con la Parola l’Eucarestia e la riconciliazione, obbedire al proprio vescovo, donarsi con cuore indiviso alla sposa di Cristo nell’impegno del celibato).

A pranzo è stata una festa allegra e chiassosa, tra fotografie, auguri di Pasqua, scambio di telefoni e promesse di visite. Signore benedici i tuoi figli che desiderano solo servirti servendo quelli che tu hai loro affidato. Effondi su di noi il tuo Spirito perché possiamo farlo traboccare con abbondanza. Tienici uniti nella nostra diversità: non così uniti da spegnere la diversità, non così diversi da soffo­care l’unità. Compi in noi il miracolo della tua unità: tu Uno nella sostanza eppure trino nella relazion­e personale. Donaci la tua fecondità di Padre, la tua donazione di Figlio, la tua effusione di Spi­rito, perché il mondo creda che tu ci hai mandato e perché ci sia dato di amarlo questo mondo, di ri­generarlo con te, di portarlo stretto a noi come una madre porta stretto a sé il proprio figlio. Donaci di amarti e di svuotarci per te per riempirci di te. Benedici questa terra già benedetta e donaci di es­sere per essa una benedizione. Donaci quella benedizione che in essa lasciarono, calpestandola, i pa­triarchi, gli apostoli, Maria, e tutti i nostri padri nella fede.

don Andrea prete di Roma a Urfa – 29 aprile 2001

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