cappellina isolata

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COME LEGGERE GLI EVENTI DELLA VITA?

Istanbul, 28 ottobre 2001

… “Ciò che è accaduto l’11 settembre [scorso] (gli atti di terrorismo e la guerra che ne è conseguita) ha messo in subbuglio l’occidente e l’oriente, il mondo musulmano e il mondo cristiano, l’America, l’Europa e anche la Turchia. Noi non abbiamo giornali, dibattiti televisivi e conferenze, ma forse questa è la nostra fortuna. Ci siamo confrontati ogni giorno ampiamente, in spirito di preghiera e di ascolto, con la Parola di Dio, con la realtà spicciola musulmanesimo locale, con i problemi concreti di un paese che da una parte è proteso verso l’Europa, con la quale ha legami culturali, commerciali, politici e militari, dall’altra ha una sua lunga storia, molto diversa dalla nostra, e affonda profondamente le sue radici nella cultura mediorientale e nella religione musulmana. A mio parere le reazioni istintive, la risposta emotiva e l’azione di getto non sono sufficienti. Non basta la mobilitazione politica, diplomatica o militare, e neanche un generico dibattito culturale. Occorre una mobilitazione più profonda delle coscienze, ponendosi domande che toccano il cuore della nostra fede e del nostro rapporto con Dio, la realtà della nostra anima, le pratiche abituali del nostro modo di pensare e di vivere, le relazioni tra individui, tra popoli, tra culture, tra storie, tra fedi diverse.

Noi cristiani abbiamo come osservatorio fondamentale non un esperto o un inviato speciale ma il vangelo, anzi Cristo in persona: povero, umile, mite, piagato e crocifisso, deposto nel sepolcro (sceso cioè negli inferi più tenebrosi della storia) risuscitato dalla potenza del Padre. Abbiamo come osservatorio i santi e i martiri, come S. Ignazio che partito dalla Siria andò a morire a Roma, come S. Francesco che da queste parti predicò, come Papa Giovanni XXIII che in questa terra trascorse alcuni anni prima del suo pontificato, come il vescovo di Orano ucciso in Algeria o i 7 monaci trappisti anche loro trucidati qualche anno fa in Algeria. Abbiamo come osservatorio personaggi come Charles de Foucauld e Martignon che trascorsero una vita nel mondo musulmano e induista, come lo stesso nostro Papa che viaggia come padre nella comune famiglia umana, unica anche se dilaniata e divisa. Abbiamo come osservatorio minuscole comunità cristiane sparse in tutto il Medio Oriente, minuscole e per lo più silenziose ma in cui proprio a sofferenza, la piccolezza e la condivisione totale con i musulmani, permette spesso un discernimento più acuto. Diceva in questi giorni in una conferenza a Istanbul padre Borrmans (esperto mondiale dell’Islam): «un cristiano può andare incontro all’Islam solo con le mani crocifisse, come Cristo». Così gli apostoli andarono incontro al mondo di allora.

Il mio parere è che questi punti di osservazione debbano essere utilizzati più a fondo e con maggiore incisività, per un discernimento più coraggioso e delle conclusioni più impegnative. Alla luce di questi fatti noi della “Casa di Abramo” a Urfa, ci siamo chiesti: cosa vuol dire essere una “Finestra per il Medio Oriente”? Cosa vuol dire, nelle circostanze di oggi, testimoniare e proporre il vangelo da “cristiani”?”

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