18/X/80: decimo anniversario di Messa. San Luca (dal diario di don Andrea)

Chi offrirà al Padre, attualizzando e prolungando nell’oggi l’offerta di Cristo, le bassezze e le lacrime di oggi, i peccati e gli sbandamenti di chi prova nella carne e nel sangue i frutti del peccato, l’orfanezza e il terrore, l’isolamento e l’emarginazione, gli abbrutimenti e le corruzioni di tanti? Chi raccoglierà tutto ciò, chi si calerà in tutto ciò, chi sperimenterà tutto ciò, avallandone l’amaro, subendone il dolore, provandone dal di dentro lo squallore, la sofferenza, la disperazione, il grido blasfemo o il pianto solitario o rassegnato, la vergogna interiore, lo sfacelo e la consumazione fisica e spirituale, il desiderio nascosto, la voglia di luce? Chi farà di tutto ciò, dentro a tutto ciò, in Eucarestia, liturgia delle Ore, una supplica al Padre?

Chi assumerà tutto ciò come offerta sacrificale? Chi raccoglierà i doni puri, il pane e il vino che sono nelle mani, nel cuore, nel mondo degli ultimi moralmente e spiritualmente? Chi farà una lode a Dio, una corona preziosa delle gemme nascoste nello squallore? Chi vedrà la lucentezza in fondo al buio fitto per gioirne e magnificarne a nome di tutti, a nome di Dio? Chi dirà “figlio” a chi ignora il Padre, a chi lo rifiuta, a chi non sa cosa sia, a chi gli è stato strappato? Chi presenterà al Padre come figli quelli che sono fuori della casa, quelli che mangiano ghiande e si sollazzano o semplicemente cercano di non affogare tra vino e prostitute? Chi farà giungere i desideri del cuore del corpo e dello spirito di tanti al volto di Dio? Chi presenterà il loro grido perché richiedano giustizia?

L’ufficio sacerdotale va esercitato dentro questa carne e sangue. La liturgia del Cristo va celebrata dentro questa carne e sangue, sposando e assumendo totalmente questa carne e sangue. Nel cuore, nel centro del dolore e dell’abbrutimento umano, bisognerà mettere un altare, far risuonare la lode del mattino e della sera, pronunciare le parole di consacrazione, di benedizione, annunciare la morte, proclamare la resurrezione, attendere la venuta.

Non solo il servizio della carità medica e sociale o psicologica o fraterna, non solo la solidarietà nella giustizia, ma il servizio della carità liturgica, l’ufficio sacerdotale di Cristo va reso in tale mondo come suprema giustizia.

Chi andrà Signore? Se vuoi, manda me. Se vuoi, fa’ che qualcuno possa andare, e me tra essi, per raccogliere questi pani, queste coppe di vino e farne una Eucarestia, per farne una epiclesi, per realizzare un’ora di speranza, per piantare l’oggi del Cristo, per vivere il suo Abbà, vivendo una fraternità totale.

Se vuoi, Signore, se questa è una via, se questa è la via che tu mi indichi. Se vuoi. E se lo vuoi, mostramelo. E se lo vuoi dimmi dove, come, quando, con chi.

Se vuoi. Se i miei abbrutimenti e le mie fragilità e le mie pesantezze, e le mie tentazioni non siano appunto un elemento di comunione con questi fratelli, un punto di legame, un segno di incarnazione, una comunanza reale con loro, un essere loro, un sentirli davvero miei sapendo di essere uno di loro.

Se vuoi.

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