don Andrea in preghiera a Urfa

L’ufficio sacerdotale va esercitato dentro questa carne e sangue. La liturgia del Cristo va celebrata dentro questa carne e sangue, sposando e assumendo totalmente questa carne e sangue. Nel cuore, nel centro del dolore e dell’abbrutimento umano, bisognerà mettere un altare, far risuonare la lode del mattino e della sera, pronunciare le parole di consacrazione, di benedizione, annunciare la morte, proclamare la resurrezione, attendere la venuta. 

Non solo il servizio della carità medica e sociale o psicologica o fraterna, non solo la solidarietà nella giustizia, ma il servizio della carità liturgica, l’ufficio sacerdotale di Cristo va reso in tale mondo come suprema giustizia.

Chi andrà Signore? Se vuoi, manda me. Se vuoi, fa’ che qualcuno possa andare, e me tra essi, per raccogliere questi pani, queste coppe di vino e farne una Eucarestia, per farne una epiclesi, per realizzare un’ora di speranza, per piantare l’oggi del Cristo, per vivere il suo Abbà, vivendo una fraternità totale.

Se vuoi, Signore, se questa è una via, se questa è la via che tu mi indichi. Se vuoi. E se lo vuoi, mostramelo. E se lo vuoi dimmi dove, come, quando, con chi.

Se vuoi. Se i miei abbrutimenti e le mie fragilità e le mie pesantezze, e le mie tentazioni non siano appunto un elemento di comunione con questi fratelli, un punto di legame, un segno di incarnazione, una comunanza reale con loro, un essere loro, un sentirli davvero miei sapendo di essere uno di loro.

(don Andrea, dal Diario di Terra Santa 18/10/1980)

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