Unità dei cristiani nella Terra Santa degli Apostoli

don Andrea in Turchia in dialogo con un vescovo ortodosso

don Andrea in Turchia in dialogo con un vescovo ortodosso

L’UNITA’ DEI CRISTIANI NELLA TERRA SANTA DEGLI APOSTOLI

Carissimi, anzi più che carissimi – Cari a me quanto lo siete per Dio,

Fino a ieri ho partecipato, giù in città, ad un raduno di missionari cappuccini (meno di 20): si è par­lato della Chiesa come comunione, dell’unità tra le varie confessioni cristiane presenti nella zona, dei problemi di rapporto con i musulmani. Sono stati 4 giorni molto interessanti. Ho avuto un lungo colloquio di due ore con il nuovo vescovo della zona centro-est della Turchia. Ha una popolazione di una ventina di milioni di abitanti, con appena qualche migliaia di cristiani sparsi su un territorio quasi 2 volte l’Italia. Come essere presenti tra i musulmani? Come vivere in mezzo a loro l’annun­cio di Gesù? Come rincuorare e far crescere i pochi cristiani? Cosa possiamo fare noi dall’Europa, dall’Italia, da Roma? Il vescovo è sereno, pieno di coraggio, ha poche idee ma chiare sulle domande di sopra. Sa che i tempi sono lunghi, che i passi di Dio sono lenti, che la fede è un seme buttato lì con fiducia e fatica. Occorrerebbero altri missionari: dei preti, dei laici, delle famiglie, dei giovani. E’ un lavoro difficile perché i musulmani non sono facili, perché non c’è piena libertà religiosa, per­ché si ha l’impressione di stare in un deserto, perché il Vangelo è una moneta fuori commercio, anzi svalutata. Mi sembra di risentire un po’ lo spirito degli apostoli che percorsero in lungo e largo que­sta terra: arrivarono qui col cuore che gli scoppiava di Cristo, ma il loro Cristo non era niente per gli altri. Penso che non ci sia dolore più grande di una gioia che non è gioia per gli altri e che tu non puoi condividere.

Poi la loro fatica dette frutto, ma dovettero innaffiarla col sangue, la solitudine, il disprezzo, il no­n-esistere per gli altri, l’essere niente per un mondo che aveva tutto. E così con i secoli questa terra è diventata una terra cristiana: ma loro, quando cominciarono, erano pochi, senza valore e senza pote­re. Pochi, disseminati qua e là, ma fieri, bruciavano di amore e a loro era sufficiente la considerazio­ne di Dio, pur non avendo quella degli uomini, era sufficiente l’amore fraterno che li univa anche se erano fuori dai legami degli uomini.

Ma POI questa terra è ridiventata senza Cristo e senza chiesa, lentamente e inesorabilmente. Perché? Una lunga storia di divisioni, di lotte tra cristiani, di orgoglio e presunzione, una me­scolanza tra religione e politica, fede e potere, la “persecuzione” del benessere e del tutto fa­cile come la chiamavano i Padri; subito dopo le persecuzioni, le guerre di religione, la man­canza di unità, la graduale rottura con il Vescovo di Roma. Quando il Vangelo si riveste di odio, di violenza, di potere, allora diventa debole ma se subisce odio, violenza, potere questo non può nuocergli.

(Archivio don Andrea Santoro, “Lettere pastorali” 10/30)

Adana 16 ottobre 1993 – (manoscritto alla comunità parrocchiale di Gesù di Nazareth)

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