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	<title>in braccio Archivi - Associazionedonandreasantoro.it</title>
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	<description>Associazione Don Andrea Santoro</description>
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		<title>Dio&#8230; e le tragedie umane (1)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jun 2017 19:27:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scritti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di fronte alla tragedia dello Tzunami del 26 dicembre 2004, nel gennaio del 2005 don Andrea pubblica, per le Acli, la sua riflessione. “Dov’era Dio?” molti si sono chiesti davanti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2726" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2726" class="size-medium wp-image-2726" src="http://www.associazionedonandreasantoro.it/wp-content/uploads/2016/09/Bibba_d._Andrea_3-300x225-3-300x225.jpg" alt="Santa Maria a Trabzon luogo del sacrificio di don Andrea" width="300" height="225" /><p id="caption-attachment-2726" class="wp-caption-text">Santa Maria a Trabzon &#8211; Luogo del sacrificio di don Andrea</p></div>
<p style="text-align: justify;" align="RIGHT"><strong>Di fronte alla tragedia dello Tzunami del 26 dicembre 2004, nel gennaio del 2005 don Andrea pubblica, per le Acli, la sua riflessione.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-size: medium;"><b>Dov’era Dio?” </b></span><span style="font-size: medium;">molti si sono chiesti davanti alla tragedia del sud-est asiatico. E’ una domanda seria. Una domanda che ci facciamo quotidianamente davanti a sofferenze di ogni tipo. Una domanda spesso sommessa, segreta, non gridata ma sofferta silenziosamente nell’intimo. </span><span style="font-size: medium;"><b>Due risposte mi vengon­o in mente. La prima: </b></span><span style="font-size: medium;">“non credo in Dio perché tutto va bene, ma siccome credo in Dio credo che in tutto c’è un bene nascosto che prima o poi verrà a galla”. “Non credo in Dio perché lo vedo ma sic­come credo in Dio lo vedo sempre misteriosamente all’opera. Solo attendo di capirlo”. </span><span style="font-size: medium;"><b>La seconda ri­sposta: </b></span><span style="font-size: medium;">chiedere a Dio, davanti al dolore, dove si trova non è una bestemmia ma una preghiera, una le­gittima richiesta di un uomo piccolo davanti a un Dio troppo grande. La preghiera non è un’invocazio­ne astratta ma la presenza concreta di tutto il nostro essere davanti a Dio, l’offerta di me a lui così come sono. Il mio urlo, il mio pianto, la mia imprecazione, il mio dubbio, il mio vuoto interiore, il mio pecca­to che mi umilia, l’ingiustizia che mi calpesta sono la mia preghiera. Li pongo davanti a Lui come li vivo, li innalzo fino al suo trono, li deposito come mi escono dal cuore dentro il Suo cuore. Lui racco­glie tutto il mio gemere, il mio dubitare, il mio scalciare, il mio accusare e se lo stringe forte a sé. Il mio e il suo cuore si mescolano, il mio e il suo mistero si compenetrano e una luce si prepara, un germoglio nuovo si fa strada dal chicco spappolato sotto terra. A Dio si può dire tutto, perché la pre­ghiera è il mio vissuto e la fede è gettarmi addosso a Lui con tutto il mio peso. Ecco alcune delle espressioni più dram­matiche, più profonde e più umane della Bibbia: </span><span style="font-size: medium;"><i>“Fino a quando Signore conti­nuerai a dimenticarmi? Fino a quando mi nasconderai il tuo volto?” “Dio mio, invoco di giorno e non rispondi, grido di notte e non trovo riposo… io sono verme non uomo” “Perché Signore mi re­spingi, perché mi nascondi il tuo volto…i tuoi spaventi m hanno annientato, mi circondano come ac­qua tutto il giorno” “Signore perché il mio dolore è senza fine? sei diventato per me come un torrente infido dalle acque incostanti” “Il mio occhio piange senza sosta, sono salite le acque fin sopra il mio capo e dissi: è finita per me! Ho invoca­to il tuo nome Signore dalla fossa profonda” “Sappiate che Dio mi ha piegato, mi ha avviluppato nella sua rete. Ecco grido ma non ho risposta, chiedo aiuto ma non c’è giustizia”. </i></span><span style="font-size: medium;">DiciamoGli dunque: </span><span style="font-size: medium;"><b>dove sei?</b></span><span style="font-size: medium;"> PuntiamoGli pure il dito addosso in un impeto di collera e di dolore, </span><span style="font-size: medium;"><b>ma poi</b></span><span style="font-size: medium;"> stringiamoci addosso a Lui e facciamoci portare, </span><span style="font-size: medium;"><i>come un bambino piccolo in braccio a sua madre,</i></span><span style="font-size: medium;"> anche in sala operatoria, fin sul lettino del chirurgo: </span><span style="font-size: medium;"><b>questo fa la differenza.</b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><b>C’è una terza risposta,</b></span><span style="font-size: medium;"> la più difficile e la più complessa, quella che maggiormente piega la no­stra sicurezza, spiazza le nostre logiche più razionali, spezza il nostro orgoglio, la nostra illusione di do­minare il mondo, la nostra pretesa di uomini giusti. </span><span style="font-size: medium;"><b>La risposta è:</b></span> <span style="font-size: medium;"><i>dietro ad ogni tragedia c’è una tra­gedia più profonda che coinvolge l’universo intero. </i></span><span style="font-size: medium;">Una tragedia le cui radici sono nascoste e anti­che ma i cui frutti amari sono di ogni tempo e ben visibili. </span><span style="font-size: medium;"><i>Questa tragedia si chiama peccato</i></span><span style="font-size: medium;"> e la si può pa­ragonare, per capirla, a un’infezione </span><span style="font-size: medium;"><i>nascosta</i></span><span style="font-size: medium;"> che dà come </span><span style="font-size: medium;"><i>sintomi </i></span><span style="font-size: medium;">convulsioni e attacchi di feb­bre altis­sima che stremano l’organismo e lo portano ogni volta sull’orlo del collasso e della morte. Il mondo, dice la Bibbia, è in preda al dolore e alla morte perché è in preda al peccato, non il mio o il tuo ma quel­lo “nostro”, quello che passa di padre in figlio a partire dal primo “no” orgoglioso che si è an­nidato in noi come una malattia ereditaria: “grazie no, Dio! Non ho bisogno di te, so tutto, posso tutto, sono in grado di decidere io tutto, mi bastano le mie forze e la mia intelligenza. Se tu ci sei, fai ombra alla mia libertà, perciò se devo esistere io, devi sparire tu”. <em>(articolo per le Acli gennaio 2005 &#8211; prima parte)</em></span></p>
<p align="JUSTIFY">
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