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Segreteria

Sabato Santo – Riflettiamo e preghiamo

in Notizie, Preghiera, Spiritualità

Riflettiamo e preghiamo con le parole di don Andrea Santoro, martire in Turchia.

Pasqua 1997
Alla comunità parrocchiale Santi Fabiano e Venanzio

Carissimi,
buona Pasqua! Non è un augurio, è un annuncio. È Dio che ci dona una buona Pasqua perché (come dice la parola ebraico-egiziana “pasqua” che vuol dire “passaggio”) “passa” in mezzo a noi, ci prende per mano come un Padre e ci trasporta da una situazione disperata a una situazione di vita dove la luce torna a brillare. Dov’era Israele quando Dio lo prese per mano? Nella schiavitù e nella morte. Dov’era Abramo? Nella prova più oscura di stare per perdere un figlio. Dov’era il mondo quando Dio lo plasmò con le sue mani? Nel caos e nelle tenebre.

Dov’era Gerusalemme quando Dio la prese per mano? Nel peccato e nella distruzione totale. Dov’era Gesù quando Dio lo prese per mano e lo risuscitò? Nella tomba, nella solitudine e nel fallimento più completo. Dove siamo noi? Dovunque siamo lì passa il Signore, «con mano potente e braccio teso», per prenderci sulle sue «ali di aquila» e condurci in una terra «dove scorre latte e miele». Forse siamo davvero in una situazione di sofferenza, di lutto, di un’ansia senza fine. «Non sia turbato il vostro cuore, dice Gesù, Io sono la resurrezione e la vita». Forse siamo nel dubbio, nella solitudine, nel fallimento di ogni progetto, estranei a tutto e a tutti. «Nella terra del tuo esilio ti ricorderai di me, dice il Signore, mi cercherai con tutto il cuore, e di lì io ti farò tornare». Forse siamo delusi di noi stessi, di come è andata la vita, di tanti che ci sono passati accanto. «Io ti attirerò a me, dice il Signore, ti condurrò nel deserto, ti fidanzerò con me e là ti farò cantare». Forse siamo nel peccato e ne portiamo il turbamento e la tristezza: abbiamo ucciso, rubato, tradito, mentito, ci siamo avviliti in cose immonde, ci siamo feriti l’anima o abbiamo ferito l’anima di qualcun altro, abbiamo conosciuto l’inferno e ci siamo dati in balia di satana. «Io vi purificherò da ogni vostra sozzura», dice Dio. «Figliolo, dice Gesù al paralitico, ti sono perdonati i tuoi peccati». La prima persona a cui Gesù ha ridato la fede è stato il centurione che aveva eseguito la sua condanna a morte. Non lo maledisse, non lo eliminò da sé. Prese il suo peccato, lo amò nonostante tutto e per questo lo salvò. «Sono venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». S’è ricoperto d’ogni dolore e d’ogni peccato, d’ogni vergogna e d’ogni nefandezza, d’ogni condanna a morte e d’ogni umiliazione: è sceso dove noi eravamo per dirci che ci stava vicino e che i nostri pesi li prendeva lui perché noi ne fossimo liberati. Questo miracolo lo operò il suo amore, che passandoci accanto ci vide, si fermò, ci raccolse, ci portò sulle sue spalle, ci curò, ci portò nella sua «locanda» fatta di fratelli e sorelle che è la chiesa. Questa è la Pasqua: un dono, una sorpresa, una vicinanza, un capovolgimento dovuto alla potenza e all’amore di Dio, una pagina nuova che Dio scrive cancellando tutto il passato. Pasqua è lui che viene dove noi siamo, per trasportarci dove lui è. Pasqua è Dio dove gli uomini ne sono rimasti senza. Pasqua è la croce piantata in mezzo a noi perché fosse crocefisso il nostro uomo vecchio e noi fossimo risuscitati in lui. Pasqua è il Golgota dove l’uomo porta tutti i suoi affanni, le sue paure, le sue morti per sentirsi amato, accolto, perdonato, abbracciato dal Figlio di Dio: in quelle braccia c’è posto per tutti noi, su quell’asta verticale c’è la nostra scala per salire a Dio. Pasqua è l’amore che Dio ci dichiara con tutto il suo potere di liberazione. Per questo non può che essere buona.

Lo auguro a ognuno di voi e tutti vi saluto con affetto.

Don Andrea 

[SANTORO Andrea, L’anima di un pastore, ed.S.Paolo 2019, n.34.
Foto originali di d.Andrea]

 

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