Sulla terrazza a Nazareth

 

In pellegrinaggio – Anno Sabbatico 1980-81 – Diario 21 ott 1980 – foto scattata da don Andrea a Betania

Preghiera sulla terrazza:

“Gesù di Nazaret abbi pietà di me”. E’ tutta bianca per la luce della luna. Sotto c’è la pianura di Zabulon con le luci dei paesi ad ogni punto delle colline. Si vede il Carmelo, il riverbero di Haifa (“La bella”), Zippori, Safed, Kfar Manda, ecc.

Gesù passeggia con me sulla terrazza. Questa è Nazaret, questo è il Nazôraios: Gesù che passeggia con me sulla terrazza, avanti e indietro, parlando, come amici. Lui è venuto a trovarmi da Nazaret e si è fermato con me. Parliamo dei bambini, della loro madre che è prostituta ad Haifa. Andrò a trovarla.

Parliamo della vita, del mondo, di noi, dei soldati che passano per la valle, del lavoro, di Dio. Sono ridicoli i soldati che passano, dice. I signori della terra, si credono i padroni del mondo. Si spartiscono tutto, lottano per prendere tutto. Ma è tutto del Padre mio, ed è tutto per voi, per tutti. Il Padre mio non si tiene nulla per sé. Guarda la luna quanto è bella. E’ tua. L’ho fatta io. E’ tutto tuo, è tutto vostro. Anch’io sono tuo. Sono qui, ti sono amico. Non sei mai solo. Tu hai sempre voglia di parlare con qualcuno, ma a cuore aperto, con spassionatezza, con tenerezza, con fiducia, con affetto. Io ci sono sempre. Sono venuto apposta.

Nazaret è Gesù che passeggia con te, in terrazza. Una notte passata in terrazza con lui. Non si dimentica più. Questo è il Regno. Questo è Gesù. Ma ti sarà difficile crederlo quando soffrirai. Voi uomini volete sempre il “potere” di Dio per voi, anche se lontano. Il potere è lontananza. Ma dovrai crederlo, anche se sarà difficile. Siine certo, credilo. Io ho fatto il mondo, anzi l’ha fatto il Padre. Anche la sua origine è in lui. Ma pure la sua consistenza è in me. Poi, questo mondo fatto per mezzo mio in me, sono venuto ad abitarlo.

La mia carne, Gesù, è come la tua. Siamo della stessa razza, la stessa origine, lo spesso impasto. Sei come me. Sei con me. Mi capisci. Mi abiti. Questo è tutto. Sei qui e lo sarai sempre.

E tu dovrai fare la stessa cosa. Nulla di più. Passeggiare con la gente in terrazza. Stare vicino. Essere come me. Essere un Nazôraios. Parlare del Padre, della vita. Infondere fiducia, dare il Regno. Ma semplicemente stando vicino, una notte in terrazza. Parlare, entrare nella tenda del beduino. Stare vicino se uno soffre e quella è guarigione. La guarigione, il miracolo è l’amore dello star vicino. Dio è l’amore di star vicino: questa è la radice, lo scoppio, la certezza di ogni miracolo. Questa è la sua signoria, la sua sovranità salvatrice e trasfiguratrice.

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